San Nicola da Tolentino
rosegue il racconto della visione di
San Nicola da Tolentino sulle anime
del Purgatorio: «Risvegliandosi dunque
il Sant’uomo, mosso da una grande pietà
per questa gente, cominciò subito ad
implorare il Salvatore di tutti per tutti
loro con una grandissima effusione di
lacrime. La mattina dopo, prostrato con
assoluta reverenza di fronte al priore,
evitando ogni cenno di presunzione, gli
parlò della visione non rivelando tutto
ma solo alcuni particolari e supplicandolo
di concedergli il permesso di celebrare
la Messa dei morti in quella settimana. Il
priore, subito accordando il suo permesso
a quelle preghiere, provvide a sostituirlo
con un altro nell’incarico. Nicola dunque,
celebrando per tutta la settimana la
Messa dei morti, giorno e notte piangeva
lacrime d’amore per quella moltitudine
che gli era stata mostrata. Ed ecco, trascorsa
quella settimana, lo stesso frate Pellegrino
gli apparve ancora e lo ringraziò per la
misericordia che aveva richiesto e gli
riferì di essere stato strappato con gran
parte della moltitudine predetta dalle pene
atrocissime, per la misericordia di Dio, per
le Messe celebrate e per le preghiere
lacrimose. E disse di essere così giunto
con gioia alla gloria di Dio. “Tu ci hai
liberato – disse – da ciò che ci tormentava,
disperdesti e confondesti coloro che ci
odiava”».
In Purgatorio cominciò ad essere
conosciuta la giovane età dell’uomo del
quale la santità di vita da vecchio è vista
essere venerata nel mondo: già la nave dei
suoi meriti solca il mare del Purgatorio.
Nicola non solo svuotò il Purgatorio con
i suoi meriti, ma anche l’Inferno sembrò
svuotare con le preghiere della sua pietà.
Infatti una volta, mentre era conventuale
nella città di Recanati, un nunzio addolo-
rato gli si presentò giungendo dalla casa
del fratello e non appena fu in presenza
del sant’uomo, abbracciandogli le ginocchia
a terra, piangendo e gridando a gran voce
disse: “Dov’erano le tue preghiere e dove
le tue virtù, o Nicola santissimo? Ecco che
alle tue mani si chiede conto dell’anima e
del corpo di tuo fratello: in un agguato
inatteso infatti egli è stato ucciso da
malviventi nel castello di Monte Apponi,
come se la tua santità che amava il suo
corpo e la sua anima non fossero esistiti”.
Udendo queste cose il sant’uomo non poté
trattenere le lacrime, dicendo: “O misero,
come è possibile che tu sia dannato!”
Rimandato il nunzio, si sottopose allora
ad un’astinenza più dura, pregando con
lacrime giorno e notte per quindici
giorni, affinché il Salvatore Gesù Cristo
si degnasse di mostrargli se dannata o
salva fosse l’anima di suo fratello. Mentre
stava in chiesa, accendendo una lampada
in onore del Corpo del Signore che si
trovava sull’altare, udì allora una voce che
gridava e diceva: “Fratello mio, fratello
mio, ringrazio Dio e il Signore nostro
Gesù Cristo, il quale guardando le tue
preghiere e le tue suppliche piene di
lacrime con l’occhio della sua pietà, pur
essendo dannato mi liberò”.
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