Beata Elisabetta Canori Mora
a Beata Elisabetta Canori Mora nacque
a Roma nel 1774 da un’agiata famiglia.
Nel gennaio 1796 si sposò con Cristoforo
Mora, ben avviato nella carriera di avvo-
cato. Il matrimonio purtroppo sarà per
Elisabetta una fonte di sofferenze, perché
il marito la tradirà e trascurerà sempre
più la famiglia, fino a ridurla sul lastrico.
La nascita delle figlie Marianna nel 1799
e Maria Lucina nel 1801 non migliorò la
situazione. Fu costretta a sostenere tutto
il peso familiare, dal lavoro, all’educazione
dei figli, alla cura della casa. Dedicò anche
molto tempo alla preghiera, all’aiuto
dei poveri e all’assistenza dei malati.
Sostenne molte famiglie in difficoltà e la
sua casa divenne un punto di riferimento
per molte persone che a lei si rivolgono
per necessità materiali e spirituali.
Divenne terziaria dell’Ordine della
SS.ma Trinità. Morì il 5 febbraio 1825.
Dal suo diario citiamo un testo relativo
alla liberazione di un’anima del Purgatorio:
Mi fu manifestato che nel celebrare
la Messa cantata i suddetti Padri sarebbero
liberi dal Purgatorio. Questa notizia molto
consolò il mio spirito, quando da mano
invisibile fui trasportata in un certo
luogo che io non so manifestare, dove
ebbi la bella sorte di vedere queste
anime fortunate, che tutte ansiose stavano
aspettando il felice momento di potersi
unire a quell’Immenso Bene, che arden-
temente bramavano di possedere.
I suddetti Padri non erano che nel
numero di tre o cinque, non potevo bene
distinguere quanti fossero, per la molti-
tudine di altre anime, appartenenti a
questo sacro Ordine Trinitario, che umil-
mente si raccomandavano per presto
sortire da quelle pene. Le loro premure
destarono in me un gran desiderio di
liberarle da quelle pene. Mi raccomandai
caldamente al Signore, affinché degnato
si fosse di consolare tutte le suddette anime.
Il Signore si degnò di esaudire le
mie povere preghiere, e mi fece intendere
che ascoltata avessi in suffragio di loro la
Messa, che unitamente ai Padri Trinitari
sarebbero liberate ancora queste anime
appartenenti all’Ordine suddetto.
Nell’ Introito tutte queste anime
mutarono aspetto, da pallide e smorte, da
afflitte e dolenti al momento divennero
floride e vivaci, tutte assorte in Dio,
ansiose stavano aspettando il felice
momento di poterlo possedere.
Nel cantare la Dies illa si misero
tutte in bell’ordine, nell’ Oremus fu data
loro una certa disposizione, e divennero
chiare come l’ambra, furono purificate
nei meriti di Gesù Cristo.
Al Sanctus apparve candida luce, che
le rese quanto mai belle. All’ Elevazione
furono per mano degli Angeli condotte al
Cielo. Nel dire Benedictus qui venit furono
ricevute dall’eterno Dio e annoverate tra
i beati comprensori del Cielo».
«Il giorno 14 novembre, dopo la
Santa Comunione, sentendo suonare le
campane a morto della chiesa dei Padri
Trinitari di San Carlo alle Quattro
Fontane, dove io mi trovavo, non sapendo
qual fosse il motivo di questo suono
funebre, si trovava in questo tempo il
mio spirito in sommo raccoglimento,
quando mi fu manifestato che suonavano
le suddette campane per suffragare le
anime dei Padri Trinitari che si trovavano
in Purgatorio.
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