Suor Josefa Menendez
uor Josefa Menedez nacque a Madrid
il 4 febbraio 1890 da una famiglia
profondamente cristiana. A venti anni decise
di entrare tra le religiose del Sacro Cuore,
ma a causa di problemi economici dovette
rimanere in famiglia. Il 5 febbraio 1920
entrò nel noviziato della Società del Sacro
Cuore a Poitiers in Francia. Nel 1922
emise i voti religiosi. Suor Josefa ricevette
da Gesù un messaggio da trasmettere a
tutti gli uomini.
Dal suo Diario alla data del 27-31
luglio 1921 troviamo narrato un episodio
relativo alle Anime del Purgatorio: «Dice
Maria SS. a Josefa: “Soffri per salvare una
mia cara figliola… Gesù la voleva per Sè,
ma non corrispose alla Divina chiamata,
domani deve morire; che consolazione
per il mio cuore materno se non cadrà
in inferno!”.
Josefa pregò tutta la notte e il giorno
dopo fu terrorizzata da rumori infernali.
Colpita e spaventata si rifugiò presso la
statua della Madonna.
D’un tratto tutto si calmò, la
Madonna sorridendo posò la mano sulla
testa di Josefa:
– Ha già reso conto della sua vita,
poverina, quale lotta ha dovuto sostenere!
Quando il demonio ha visto che quell’ani-
ma gli sfuggiva ha cercato di toglierle
la pace e quanto l’ha fatta soffrire! Era
furioso contro di te, perchè mi aiutavi
a strappargliela. E’ morta molto pentita
e la sua fine è stata serena, ora è in
Purgatorio.
La notte seguente Josefa fu svegliata
da gemiti e udì una voce – “Sono l’anima
che la Madonna ti ha chiesto di salvare,
sono anni che soffro orribilmente, abbi
compassione di me!”
– “Sei in Purgatorio solo da un giorno
e due notti – replicò Josefa – quale
devozione alla Madonna hai serbato per
ottenere la sua protezione?”
– “Da quando mi sono abbandonata
al peccato la mia unica devozione è stata
di reitare ogni sabato una Salve Regina”.
Tre giorni dopo quell’anima sale in
Cielo grazie ai suffragi di Josefa e prima di
salire va a ringraziare la sua benefattrice».
E ancora il 10 Aprile 1922 suor
Josefa riferiva: «Da un anno e tre mesi
sono in Purgatorio. Senza i tuoi piccoli
atti dovrei starvi per lunghi anni ancora!
Una persona del mondo ha meno
responsabilità di una religiosa. Quante
grazie riceve questa e quale responsabilità
se non ne profitta! Quante anime religiose
si rendono poco conto del come si espiano
qui le loro colpe! La lingua orribilmente
tormentata espia le mancanze al silenzio…
la gola riarsa espia le colpe contro la
carità… e l’angustia di questa prigione,
le ripugnanze ad obbedire… e qui occorre
espiare la più piccola immortificazione!…
Frenare gli sguardi per non cedere alla
curiosità può costare un grande sforzo,
ma qui… quale tormento soffrono gli occhi
impediti di vedere Dio!».
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