Cornelia Lampognana
ornelia Lampognana fu una donna
vissuta a Milano che, prima sposa
e poi vedova, si dedicò alla vita di pre-
ghiera. Era amica di una religiosa del
Terz’Ordine di san Domenico. Un giorno,
mentre parlavano dell’eternità, si promi-
sero che se fosse piaciuto a Dio, la prima
di loro che fosse morta, sarebbe apparsa
all’altra. Dopo cinque anni da quella
promessa, Cornelia morì e nel giro di
tre giorni si presentò alla sua compagna,
mentre era in cella inginocchiata ai piedi
del crocifisso. Meravigliata dall’apparizione,
la religiosa disse: «“O Cornelia, Cornelia
mia, come sono felice di rivederti! Dove
ti trovi tu dunque? Certo sarai già nel
seno di Dio, che servisti in questa vita
con tanto zelo ed amore!”. “Ahimè!
Ancora no – rispose l’anima –. Vedi come
sono diversi i giudizi di Dio da quelli
degli uomini! Io sono in luogo di pena e
vi dovrò restare ancora per qualche
tempo in espiazione dei falli della mia vita,
che avrebbe potuto essere più fedele e
più fervente”. Prendendo poi per mano la
sua amica, aggiunse: “Vieni con me, e ti
farò vedere cose meravigliose”. Messesi
in cammino, arrivarono in un ampio
campo pieno di bellissime viti, sulle cui
foglie erano impressi dei caratteri.
“Leggi”, disse Cornelia all’amica. La reli-
giosa si soffermò a vedere più da vicino
e con sorpresa trovò su quelle foglie
segnati i propri difetti e imperfezioni
quotidiane. Domandò allora cosa ciò
voleva dire. “Nulla di strano, sorella mia
– rispose Cornelia – non hai forse letto
spesse volte quelle parole pronunziate da
nostro Signore nell’ultima cena:
Io sono la
vite e voi i tralci
? Ogni nostra azione
buona o cattiva è una foglia di questa
mistica vigna; per entrare in cielo è
necessario che le foglie del male siano
distrutte e consumate dal fuoco: ma,
consolati, sorella mia, poichè guardando
ben da vicino, vedrai che poco ti resta a
distruggere, avendo tu fedelmente perse-
verato nelle tue promesse verginali, e
servito con zelo il tuo buon maestro.
Sono è vero ancor numerose le tue
mancanze, ma non tanto quanto le mie
che percorsi sulla terra stati sì differenti e
te ne voglio far convinta”. E camminando
di nuovo, si trovarono in una località
ripiena di viti che si intrecciavano da
tutte le parti, in modo che le foglie
ricoprivano il suolo. La religiosa si
precipitò a vedere cosa c’era su quelle
foglie, ma Cornelia la fermò e le disse:
“Il mio divin Salvatore non permette che
tu conosca fin d’ora le offese che io gli
feci, e vuol risparmiarmi tanta vergogna.
Leggi soltanto quel che troverai scritto
sulle foglie che vedi vicine a te”. Allora
guardando attentamente le foglie più
vicine, scorse tutte le mancanze commesse
dalla defunta in chiesa: le irriverenze, le
distrazioni, i discorsi inutili. “O mio Gesù
– gridò la religiosa – che si deve fare per
rimediare a tante mancanze? Come mai
dopo le tue Confessioni e Comunioni
sì frequenti, dopo le indulgenze da te
guadagnate ti resta ancor tanto da
espiare?”. “Giusto è quanto dici, o sorella,
ma sappi che per la mia tiepidezza e per
l’abitudine presavi, io non trassi tutto
quel frutto che avrei dovuto dalle mie
Comunioni e Confessioni, e quanto
alle indulgenze avendone guadagnate
pochissime, tre o quattro al più, a motivo
delle mie abituali distrazioni e della
mancanza di fervore, bisogna che faccia
ora quella penitenza che non feci quando
pur mi sarebbe riuscito si facile”».
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