Cesario di Heisterbach
rosegue il racconto di Cesario di
Heisterbach riferito nel Dialogus
magnus visionum et miraculorum : «Ma
quegli rispose: “Signore, io conosco la
Scrittura. Ho sentito spesse volte leggere,
che la malvagità non è paragonabile alla
misericordia di Dio, perchè Dio ha detto
per mezzo del profeta Ezechiele: Ogni
volta che un peccatore si pente dei suoi
peccati, egli viene salvato e anche: Io non
voglio la morte del peccatore, ma che egli
si converta e viva!
E perciò io vi prego per via della
misericordia di Dio di impormi la
penitenza dovuta!”. E il sacerdote rispose:
“Io non so che penitenza importi, perchè
tu sei ormai un uomo perduto”. Ma colui
che era stato una volta monaco rispose:
“Signore, io non sono degno di ricevere
da voi una penitenza e così io stesso mi
imporrò la penitenza. Così io scelgo
duemila anni di Purgatorio, affinchè dopo
questi duemila anni io possa trovare la
grazia davanti a Dio!”. Poichè egli era fra
due estremi – la paura dell’inferno e la
speranza della salvezza eterna – tornò a
pregare il sacerdote: “Poichè voi mi avete
negata l’assoluzione, vi prego almeno di
non negarmi il conforto del santo Viatico
della Santa Cena!”.
Il sacerdote sconcertato e pazzo
rispose: “Io non ho avuto il coraggio di
importi una penitenza, come posso ora
portarti il Corpo del Signore?”. Poichè il
sacerdote non volle concedergli nessuno
dei due Sacramenti, il povero morente
gli fece ancora un’ultima preghiera:
“Io voglio scrivere su di un foglio come
vanno le cose per me; dopo di che voi
dovrete portarlo al vescovo, che è mio
parente. Io spero che pregherà per me!”.
E questo finalmente, il sacerdote lo promise.
Il monaco di un tempo morì pentito
e andò al Purgatorio. Il sacerdote venne
dal vescovo e gli consegnò la lettera del
defunto. Appena il vescovo la ebbe letta
pianse amare lacrime e disse: “Mai ho
amato un uomo così teneramente. Io ho
sofferto quando egli entrò in convento,
ho sofferto quando egli divenne infedele,
ora io soffro per la sua morte! Io lo ho
amato da vivo, devo amarlo anche da
morto. Poichè è morto pentito e quindi
si deve aiutarlo, non posso mancargli le
preghiere della mia diocesi!”. Poi scrisse
agli abati, ai priori dei monasteri, ai
prelati, ai decani e parroci e a tutti quelli
che erano impegnati nella cura d’anime
pregandoli di pregare per il defunto. Egli
scrisse anche ai monasteri femminili e
pregò le presenti a voce e le altre con
lettere, affinchè volessero fare speciali
preghiere, che egli stesso ordinò loro
durante tutto l’anno per la pace dell’anima
del defunto. Il vescovo, non contento
di questo celebrò ogni giorno la Santo
Messa, fece elemosine e preghiere per la
liberazione di quell’anima dal Purgatorio.
E quando per malattia o per altri motivi
non poteva celebrare di persona, lo fece
fare da un altro sacerdote a nome suo!».
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