Beata Alexandrina Maria da Costa
a grande mistica portoghese ebbe
numerose esperienze del Purgatorio,
come narrò nel suo
Diario
, dal quale
proponiamo alcuni episodi. Il 6 novembre
1943 riferì le parole che Gesù le aveva
detto: «Che incanto, che ricchezza è il
tuo cuore, mia colomba bella. L’ermellino
non si macchia, resta sempre più bianco
e puro. Tu senti, figlia mia, che il tuo
spirito è morto? Fui io a permettere
questo: è morto per il mondo, ma vive di
più e meglio per il Cielo. L’afflizione che
senti del fuoco del Purgatorio è la verità,
è la realtà. Sto purificandoti, perché dopo
la tua morte tu non debba stare là: verrai
direttamente a me. Così vuole la mia
Madre benedetta perché tu sappia ciò
che le nostre anime care soffrono là: fallo
conoscere al mondo. Soffri tutto, tutto
offri per loro. Ma non temere, mio amore,
mio incanto: sei sostenuta da me e dalla
mia benedetta Madre: non cadi, non vacilli».
Il 2 agosto 1945, Alexandrina
riferì: «Passai la notte in grande soffe-
renza… la mia sofferenza aumentò nel
sapere che una delle mie assistenti della
Foce (l’ospedale dove venne tenuta 40 giorni
in osservazione per il suo stato di digiuno),
una tra le più severe, morì di morte
repentina. Non posso né voglio giudicarla;
mio Dio non vi penso neppure! Ma sono
molto preoccupata per il suo tenore di
vita. Non dubito della sua salvezza: mi
venne subito in mente il giorno in cui
ella mancò: era un venerdì, questo è uno
dei giorni in cui il mio caro Gesù promise
di tener chiuso l’inferno. Non dubito,
ho fiducia. Ma nonostante che io viva in
questa fiducia, non sento in ciò nessuna
gioia: pare che un velo nero sia venuto a
coprire tutto quanto riguarda questo.
Passano poche momenti senza che ella mi
torni alla mente, e subito prego per lei.
Sento che ella necessita molto, molto di
preghiere e che deve trovarsi molto in
fondo al Purgatorio».
Un giorno dell’aprile 1946,
Alexandrina ricevette da un Angelo la
Comunione e Gesù le disse: «Ti fui dato
dal tuo Angelo custode. Io sono la vita
di cui tu vivi: non potevo tralasciare di
darmi a te. Quali meraviglie! Guarda,
vedi gli Angeli salire? Salgono a gruppi,
alcuni intonando inni, altri conducendo
le anime uscite dal Purgatorio, e tutte salve
grazie a te. Che bella entrata! Che festa
in Cielo! Io vidi i gruppi che portavano le
anime come se ciascun Angelo ne
portasse un altro al suo fianco, con la
differenza che questo non aveva ali.
Che splendore, che luce luminosa! Come
era bello! Gesù aggiunse: “Vale la pena di
soffrire, mia vittima e sposa mia; vale la
pena si soffrire e soffrire tutto per così
alta missione e sì grandi meraviglie.
Coraggio! Và in pace, vivi in pace e non
temere nulla”. “Grazie mio Gesù. Stendete
su di me la vostra compassione; datemi
il vostro amore; non permettete che io mi
inganni e non lasciate che io vi offenda”».
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