Santa Caterina da Genova
rosegue il celebre «Trattato del
Purgatorio» di Santa Caterina da
Genova:
quando è sano, istinto di mangiare, se
non mangiasse, e non si potesse infermare
né morire, quella fame sempre crescerebbe;
perché l’istinto di mangiare mai non gli
manca. E sapendo l’uomo allora, che
solo il detto pane il può saziare, e, non
avendolo, la fame non si potrebbe levare,
e perciò resterebbe l’uomo in pena
intollerabile. Ma quanto più se gli avvici-
nasse non potendolo vedere, tanto più in
lui s’accenderebbe il desiderio naturale,
il quale per suo istinto sarebbe tutto
raccolto verso esso pane, dove consiste-
rebbe tutto il contento suo. E se fosse
certo di non aver giammai a vedere il
pane, in quel punto avrebbe l’Inferno
compito, a somiglianza dell’anime dannate,
le quali son prive d’ogni speranza di mai
poter vedere il pane Dio, vero Salvatore.
Ma l’anime del Purgatorio hanno speranza
di veder esso pane, e in tutto saziarsene.
Perciò tanto solamente patiscono fame, e
tanto stanno in pena, quanto staranno a
potersi saziare di quel pane, Gesù Cristo,
vero Dio Salvatore, Amor nostro».
Santa Caterina nacque a Genova nel
1448 e fu dotata da Dio di grandi grazie
mistiche. A sedici anni venne data in
moglie a Giuliano Adorno, appartenente
ad una importante famiglia ghibellina.
Condusse una vita frivola e mondana
ma dopo un incontro con la sorella suora,
decise di cambiare vita. Intorno a lei si
raccolse un piccolo gruppo di figli spiri-
tuali. Morì il 15 settembre 1510.
«10. Ma l’anime del Purgatorio
hanno in tutto conforme la lor volontà
con quella di Dio. E però Dio corrisponde
loro colla sua bontà, ed esse restan con-
tente, quanto per volontà, e purificate dal
peccato originale ed attuale, quanto alla
colpa. Restan così purificate quell’anime
come quando Dio le creò. E per esser
passate da questa vita malcontente e
confessate di tutti i loro peccati commessi,
con volontà di più non commetterne,
Iddio subito perdona loro la colpa; e non
resta loro se non la ruggine del peccato,
della quale poi si purificano nel fuoco
con pena. E così, purificate d’ogni colpa
e unite a Dio per volontà, veggiono
chiaramente Dio secondo il grado ch’egli
fa lor conoscere; e veggiono ancora quanto
importi la fruizione di Dio, e che l’anime
sono state create a questo fine. Trovano
ancora una tanta conformità unitiva con
esso lor Dio, la qual tira tanto a sé (per
l’istinto naturale dell’anima verso Dio),
che non possono addursi ragioni, figure
od esempi che sieno sufficienti a chiarir
questa cosa, in quel modo che la mente
la sente in effetto e comprende per interior
sentimento. Nondimeno io ne dirò uno,
che alla mente mi s’appresenta.
11. Se, in tutto il mondo, non vi
fosse se non un pane, il qual dovesse
levar la fame a tutte le umane creature,
e che solamente veggendolo, le creature
si saziassero; avendo l’uomo per natura,
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