Santa Caterina da Genova
rosegue il celebre «Trattato del
Purgatorio» di Santa Caterina da
Genova:
5. Dall’altra parte poi hanno una
pena tanto estrema, che non si trova
lingua che il possa narrare, né intelletto
che possa capirne una minima scintilla,
se Dio non gliela mostrasse per grazia
speciale. La quale scintilla Dio per grazia
la mostrò a quest’anima; ma colla lingua
io non la posso esprimere. E questa vista
che mi mostrò il Signore, mai più non s’è
partita dalla mia mente. Io ve ne dirò quello
ch’io potrò; e intenderanno quelli a quali
il Signore si degnerà l’intelletto aprire.
«4. Non credo che si possa trovar
contentezza da comparare a quella di
un’anima di Purgatorio, eccetto quella de’
Santi del Paradiso. E questa contentezza
cresce ogni giorno, per l’influsso di Dio
in esse anime; il quale va crescendo
siccome va consumando l’impedimento
dell’influsso. La ruggine del peccato è
l’impedimento; e il fuoco va consumando
la ruggine: e così l’anima sempre più si va
discoprendo al divino influsso. Siccome
appunto una cosa coperta non può
corrispondere alla riverberazione del
sole, non per difetto del sole, che di
continuo luce, ma per l’opposizione della
copertura, se si consumerà dunque la
copertura, si discoprirà la cosa al sole. E
tanto più corrisponderà alla riverberazione,
quanto la copertura più s’andrà consu-
mando. Così la ruggine (cioè il peccato)
è la copertura delle anime; e nel
Purgatorio si va consumando per lo
fuoco; e quanto più si consuma, tanto
sempre più corrisponde al vero sole
Iddio. Però tanto cresce la contentezza,
quanto manca la ruggine, e si discopre
l’anima al divin raggio. E così l’ un cresce
e l’altro manca, sin che sia finito il tempo.
Non manca però la pena, ma solo il
tempo di stare in essa pena. E per quanto
s’aspetta alla volontà di quell’anime, esse
non possono mai dire che quelle pene
sien pene: tanto si contentano dell’ordi-
nazione di Dio, colla quale è unita la lor
volontà in pura carità.
6. Il fondamento di tutte le pene si
è il peccato, originale od attuale. Dio
ha creata l’anima pura, semplice, e netta
d’ogni macchia di peccato, con un certo
istinto beatifico verso di lui; dal quale
istinto il peccato originale, ch’essa trova,
l’allontana. Poi quando vi si aggiunge
l’attuale, ancora più ella se ne allontana;
e, quanto più se ne discosta, tanto più
diventa maligna; imperciocché Dio meno
le corrisponde. E perché tutte le bontà che
possano essere, sono per participazione di
Dio. Il quale corrisponde nelle creature
irrazionali, come vuole e come ha ordinato,
e non manca loro mai; all’ anima poi
razionale corrisponde più e meno, secondo
che la trova purificata dall’ impedimento
del peccato. Perciò, quando si trova
un’anima che si accosti alla sua prima
creazione pura e netta, quell’istinto
beatifico se le va discoprendo, e crescendo
tuttavia, con tanto impeto, e con tal
veemenza di fuoco di carità (il quale la tira
al suo ultimo fine) che le par cosa insop-
portabile l’essere impedita, e quanto più
vede, tanto l’è più estrema pena”.
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