Beata Emilia Bicchieri
milia Bicchieri nacque a Vercelli nel
1238 in una nobile e ricca famiglia.
Fin da piccola amava ritirarsi nella sua
camera a pregare. Rimasta orfana di
madre, divenne la pupilla del padre.
Attratta dalla parola e dall’esempio dei
frati predicatori, ben presto decise di
entrare in un convento, ma trovò la ferma
opposizione del genitore. Solo nel 1255
il genitore acconsentì e fece costruire a
proprie spese nella periferia di Vercelli
un monastero domenicano intitolato a
Santa Margherita. Qui Emilia si ritirò con
altre giovani per vivere sotto la Regola
del Terz’Ordine di San Domenico. Nel
1266 il monastero venne incorporato
nel Ordine domenicano e le religiose
divennero terziarie regolari.
Dal 1273 venne eletta priora del
monastero, guidando la comunità a una
grande unione con Dio. Il suo motto era:
«Fare tutto per Iddio solo».
l’agire da secondi fini che non siano
conformi al volere divino e facciano
tendere a Lui. Morì a Vercelli il 3 maggio
1314. Nel 1537 le sue spoglie vennero
trasferite nel monastero di Santa
Margherita, poi, nel 1811 traslate nella
Cattedrale di Vercelli. Clemente XIV
ne approvò il culto come Beata il
19 luglio 1769.
Durante il periodo del suo superio-
rato, nel monastero di Santa Margherita
vigeva il divieto di bere fra un pasto
e l’altro senza permesso della priora, la
quale però lo concedeva molto raramente.
Tutto ciò aveva lo scopo di soffrire in
unione con Gesù per la sete che patì sul
Calvario. Una monaca, di nome Cecilia
Avogadro, un giorno si rivolse a Emilia
per chiederle il permesso di bere, ma non
ottenne il consenso e allora nonostante la
sete accettò il sacrificio come volontà di
Dio. La religiosa, dopo poche settimane
dalla sua morte, apparve tutta luminosa
di gloria alla Beata, ringraziandola di
averla invitata a quella mortificazione,
grazie alla quale le era stato abbreviato
il periodo di Purgatorio. Se non avesse
fatto quella penitenza, il suo tempo di
purificazione sarebbe stato molto più
lungo a causa del suo attaccamento
ai parenti.
Era molto devota dell’Eucaristia e
della Vergine e cercò di infondere tali
devozioni anche alle sue consorelle.
Pregava e faceva penitenza senza rispar-
miarsi sacrifici e pesi pur di aiutare gli
altri. Con la sua autentica testimonianza
evangelica, riusciva a trascinare le anime
nell’amore di Dio. Innamorata della
Passione di Cristo non cessava di racco-
mandare a tutti di meditarla e di
prenderla come esempio per la crescita
spirituale e quale fonte di grazie. Le
caratteristiche della sua spiritualità si
basano su due elementi: la filiale
gratitudine a Dio per i suoi benefici e
la rettitudine d’intenzione che preserva
E