Venerabile Maria del Beato Amedeo
a Venerabile Maria del Beato Amedeo
nacque a Biella nel 1610. Nell’ottobre
1627 vestì l’abito delle Clarisse Cappuccine
in Torino. Ebbe molte esperienze mistiche
che per ordine del confessore mise per
iscritto nelle Memorie, dalle quali ripor-
tiamo una visione del Purgatorio:
«Mi sembrò che la Vergine Maria
scendesse nel Purgatorio con tanto
splendore maestà e sentimenti di pietà,
che mostrava di non essere intenta ad
altro che alla liberazione di quelle anime,
e come amministratrice dei tesori del
suo benedetto Figlio prodigamente li
dispensava per soddisfazione dei debiti
di quelle anime purganti. Dal Cielo mi
sembrava di vedere il Signore compiacersi
nell’osservare la sua Madre Santissima
così sollecita nel liberare quelle anime e
tramite gli Angeli farle condurre in Cielo,
le quali giuntevi tutte erano presentate al
trono della Trinità Santissima e da quelle
divine persone con ineffabile piacere
ricevute, e guardando con particolare
affetto nelle Piaghe santissime di Gesù,
mi sembrava che dicessero al Padre: “Oh,
Padre, queste sono quelle, per le quali
noi qui siamo condotte a tanta felicità”.
L’Eterno Padre guardando sempre in
quelle, mi sembrava più in un certo modo
d’intendere, esaltasse quella santissima
volontà, con gran compiacimento della
sua divinità. Lo splendore, poi che la
Vergine portò in Purgatorio fu tale che
pareva un Paradiso, e da quello splendore,
anche se non furono tutte liberate,
ricevettero però ognun grande suffragio
e conforto. Eccetto che in una parte del
Purgatorio, nella quale la Vergine non vi
andò e nemmeno il suo splendore vi
penetrò, per cui non ebbero parte di
quegli splendori di Paradiso che dalla
Vergine uscivano. Intesi esservi in quel
luogo moltissime persone di diversi stati,
le quali per divino decreto erano prive
di tutti quei suffragi, fra i quali vi erano
alcuni principi e prelati, che nei loro
governi avevano oppresso i loro popoli.
Anche se poi se ne erano confessati, non
avevano però soddisfatto per quelle
ingiuste oppressioni tanti danni da loro
causati alle anime come ai corpi. I prelati
erano poi condannati a quelle pene senza
poter godere dei suffragi e di quegli
splendori della Vergine e ciò era per
colpa di non aver amministrato la luce
della verità ai loro sudditi, per cui per la
loro negligenza si erano perdute molte
anime, le quali, se loro avessero fatto
l’ufficio di buoni pastori, si sarebbero
salvate. E altre moltissime colpe, che in
tale compito avevano commesse, delle
quali, perché se ne erano confessati,
erano state perdonate le colpe, ma non la
pena, e se non si fossero confessati,
anch’essi si sarebbero dannati. In questo
luogo vi erano anche molti religiosi
favoriti da Dio in questa vita, i quali per
non aver corrisposto agli aiuti divini e
non aver eseguito i veri lumi, che non
solo per la salute loro gli erano stati dati
da Dio, ma anche per incamminarsi a
maggiore perfezione e santità, si sono resi
indegni d’avere, in questo luogo di tante
pene e tormenti, quei suffragi di tanti
beni, che da tutta la Chiesa sono fatti».
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