Santa Rosa da Lima
anta Rosa da Lima e Luigia de
Serrano, sua intima amica, si erano
scambiate la promessa di svelarsi dopo la
morte, se Dio avesse permesso, il luogo
dove sarebbero finite. Santa Rosa fu la
prima a morire. Mentre Luigia riposava
in casa dei genitori, fu svegliata da una
luce straordinaria che riempì la stanza.
Ebbe la visione di Santa Rosa mentre
saliva in Cielo accompagnata da una
schiera di Angeli festanti.
Luigia narrò quanto visto a dei
teologi di Lima e questi, dopo averlo
bene studiato, dichiararono che non si
trattava di un’illusione.
Anche il dottor Giovanni di Castiglia
depose con giuramento che Santa Rosa
gli era apparsa raggiante di bellezza e di
gloria e rivestita dell’abito domenicano.
Sulla sua veste erano sparse rose bianche
e rosse, teneva in mano un ramo di gigli
e raggi luminosi partivano dal suo volto e
dai fiori che teneva in mano. «Rosa mi parlò
con dolcezza – raccontò il dottore – si
trattenne con me parlandomi della felicità
di cui gode, ma non trovo espressioni per
ridire ciò che mi fece intendere».
Santa Rosa nacque a Lima il 20 aprile
1586, decima di tredici figli. Il suo nome
di battesimo era Isabella. Era figlia di
una nobile famiglia, di origine spagnola.
Quando la sua famiglia subì un tracollo
finanziario, Rosa dovette aiutare i genitori
per provvedere alle necessità quotidiane.
Si dovette anche prestare a svolgere lavori
materiali. Fin da piccola nutriva il desiderio
di consacrarsi a Dio nella vita claustrale,
ma non le fu possibile e rimase “vergine
nel mondo”. Scelse come modello di vita
Santa Caterina da Siena e come lei entrò
nel Terz’Ordine domenicano. Allestì nella
casa materna una sorta di ricovero per i
bisognosi, dove prestava assistenza ai
bambini ed agli anziani abbandonati,
soprattutto a quelli di origine indigena.
Dal 1609 scelse di rinchiudersi in una
cella di appena due metri quadrati,
costruita nel giardino della casa materna,
dalla quale usciva solo per partecipare
alle celebrazioni religiose. In quella cella
trascorreva gran parte delle sue giornate
in preghiera e in colloquio con Dio.
Ebbe molti doni soprannaturali e visioni
mistiche. Nel 1614 fu obbligata a trasfe-
rirsi nell’abitazione della nobile Maria
de Ezateguì. Debilitata dalle continue
penitenze, morì il 24 agosto 1617, festa
di S. Bartolomeo.
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