San Francesco di Sales
ella biografia di San Francesco di Sales
si trova un episodio nel quale un
contadino offrì un esempio di come un
cristiano anela al Paradiso. «Il Santo si
trovava in visita pastorale della sua diocesi,
quando venne avvertito che un contadino,
gravemente ammalato, desiderava vederlo
per avere la sua benedizione. Vi andò subito
e trovò un vecchio vicino alla morte con
una grande lucidità di mente.
— Monsignore, gli disse quel conta-
dino, ringrazio il Signore che prima di
morire mi dà la possibilità di ricevere
la sua benedizione.
Poi chiese di confessarsi. I familiari
si ritirarono in un’altra stanza lasciando
soli il Vescovo con il moribondo.
Dopo la confessione gli chiese:
— Monsignore, morirò?
— Fratello mio, rispose il Santo, il
medico potrebbe dirvelo meglio di me.
— Monsignore, io chiedo il suo parere:
morirò?
— Tutti dobbiamo morire, ma il
momento è incerto. Quanto a voi, fratello
mio, non è assolutamente certo che sia
arrivata la vostra ora. Altri, in maggiore
pericolo, sono guariti.
— Monsignore, non creda che io gli
faccia questa domanda, riprese a dire il
buon vecchio, perché abbia paura della
morte, al contrario temo piuttosto di
non morire.
Il Santo fu molto sorpreso da tali
parole, possibili solo in anime perfette,
oppure in anime cadute in profondo
scoraggiamento.
— Dunque non vi dispiace di morire?
— Assolutamente no, e se non fosse
stata volontà di Dio che io arrivassi a
questa mia età, io su questa non ci sarei
più da molto tempo.
— Ma ditemi, a che cosa è dovuto
questo vostro disgusto della vita? A pene
segrete, a perdita di beni, a dispiaceri
in famiglia?
— Niente affatto, ho 70 anni e fino
ad ora ho avuto sempre una buona salute;
beni temporali ne ho anche troppi; della
famiglia non mi posso lamentare affatto.
— Ma allora, fratello mio, perché
volete morire?
— Monsignore, rispose il vecchio,
nelle prediche ho sentito parlare delle
meraviglie della vita futura e delle immense
gioie del Paradiso, per cui la vita presente
mi pare una vera prigione…
E qui il contadino cominciò a parlare
sulla nullità dei beni terreni e sulla
immensa felicità del Paradiso con tale
fervore da far commuovere il Santo
Vescovo fino alle lacrime. Il Santo poi
lo confermò in questi suoi sublimi senti-
menti, gli fece ripetere atti di abbandono
alla volontà di Dio e gli amministrò
personalmente l’olio degli Infermi. Dopo
poco tempo quell’uomo virtuoso spirò
dolcemente e il suo volto si atteggiò a una
dolce serenità, come se l’anima partendo
dal corpo, vi avesse lasciato l’impronta
della beatitudine celeste».
Il Messale Romano così ricorda il
Santo: «Vescovo di Ginevra, fu uno dei
grandi maestri di spiritualità degli ultimi
secoli. Scrisse
l’Introduzione alla vita devota
(Filotea)
e altre opere ascetico-mistiche, dove
propone una via di santità accessibile a
tutte le condizioni sociali, fondata intera-
mente sull’amore di Dio, compendio di
ogni perfezione (Teotimo). Fondò con
Santa Giovanna Fremyot de Chantal
l’Ordine della Visitazione. Con la sua
saggezza pastorale e la sua dolcezza
seppe attirare all’unità della Chiesa
molti calvinisti ».
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