Beato Papa Giovanni XXIII
uor Caterina Capitani era una suora
della provincia napoletana della
Congregazione delle Figlie della Carità.
Nel 1962 svolgeva l’incarico di infermiera
negli ospedali riuniti di Napoli. Aveva
diciotto anni quando all’improvviso un
dolore intercostale la colpì. Al momento
non dette molta importanza alla cosa,
dopo due mesi però ebbe un’emorragia
dalla bocca. Le uscì sangue rosso vivo e
siccome le avevano spiegato che quelle
emorragie significavano aver contratto
la tisi, ebbe molto spavento, perché non
avrebbe più potuto rimanere nella
Congregazione, in quanto si richiedeva
che le aspiranti fossero in buona salute.
Per questo, decise di non dire niente
a nessuno, anche se rimase impaurita
dall’accaduto. Per sette mesi non avvenne
nessun altro episodio, fino a quando
improvvisamente sopraggiunse un’altra
emorragia. Fu necessario perciò fare
accertamenti: analisi, radiografie al torace
e allo stomaco, ma i medici non trovarono
nulla. Seguirono ulteriori visite e
accertamenti nell’ospedale “Assalesi”,
dove un’esofagoscopia rivelò una zona
emorragica nel segmento toracico. Suor
Caterina venne portata da un celebre
ematologo, ma senza risultati. Venne
condotta dal professor Tannini, famoso
medico e direttore dell’Istituto di semio-
tica chirurgica dell’Università di Napoli,
il quale la sottopose a un’operazione. Lo
stomaco all’interno era completamente
ricoperto di varici: una forma ulcerosa
forse dovuta al malfunzionamento del
pancreas e della milza. Il professore fu
costretto ad asportarle lo stomaco, la
milza e il pancreas. L’intervento fu molto
delicato e si temeva per la vita della Suora.
Le sue consorelle iniziarono a pregare
Papa Giovanni XXIII. Seguirono periodi
di tregua ad altri di riacutizzazione del
male. Molte volte giunse quasi in fin di
vita. Il professore pensò di mandarla a
casa a Potenza, per vedere se l’aria natia
l’avrebbe guarita, ma tornò a Napoli dopo
due mesi peggio di prima. Il 14 maggio
1966, dopo una breve crisi di vomito, le
si aprì una ferita nello stomaco dal quale
uscivano succhi gastrici e sangue. Venne
ricoverata d’urgenza per perforazione
causata da una fistola esterna. Aveva
oltre 40 gradi di febbre a causa di una
peritonite diffusa. Le venne concesso
di emettere i voti religiosi prima della
scadenza fissata e le venne amministrato
il Sacramento dell’Unzione degli Infermi.
Intanto, una consorella le portò una
reliquia di Papa Giovanni XXIII e gliela
mise sulla ferita. Il 25 maggio verso le 14
e 30 Suor Caterina si addormentò,
quando si sentì premere la ferita sullo
stomaco e si svegliò dalla voce di un
uomo che la chiamava. Credendo che fosse
il professor Tannini, si voltò, ma invece,
si trovò davanti Papa Giovanni XXIII che
tenendole la mano sulla ferita le disse:
«Non temere, non hai più niente. Suona
il campanello, chiama le Suore che stanno
in cappella, fatti misurare la febbre e
vedrai che la temperatura non arriverà
neppure a 37 gradi. Mangia tutto quello
che vuoi, come prima della malattia. Non
avrai più niente. Vai dal professore, fatti
visitare, fa delle radiografie e fai mettere
tutto per iscritto, perché un giorno queste
cose serviranno».
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