e beffardo
, San Gregorio Magno
descrisse l’azione del maligno nel
mondo per trascinare gli uomini all’Inferno:
«Quando questo Behemot solleva la coda
come il cedro, allora si leva più atroce di
quanto non si manifesti ora. Quali generi
di pene infatti conosciamo che, con nostra
gioia, non abbiamo già messo alla prova la
resistenza dei martiri? Alcuni sono stati
abbattuti da un improvviso colpo di spada
immerso nella gola; altri sono stati confitti al
patibolo della croce, in cui la morte viene
respinta se provocata, viene provocata se
respinta; alcuni sono stati frantumati dai
denti acuminati della sega; altri solcati e
squarciati dall’unghia armata di ferro; altri
dilaniati e sminuzzati dai morsi di belve
feroci; ad altri la violenza delle ferite fece
uscire dal profondo le viscere schiacciate
attraverso la pelle; altri furono sepolti vivi
in una fossa appena scavata; altri, gettati
in un profondo precipizio; incontrarono la
morte sfracellati; altri, precipitati nell’acqua
affogarono; altri furono consunti e inceneriti
dalle fiamme divoratrici.
Quando dunque questo Behemont drizza
la sua cosa in modo più atroce alla fine del
mondo che altro, allora più atrocemente
cresce con questi tormenti, se non ciò che
direttamente dice la Verità nel Vangelo:
“Sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e
faranno grandi portenti e miracoli, così da
indurre in errore, se possibile, anche gli
eletti” (Mt 24,24). Adesso i nostri fedeli
compiono prodigi soffrendo queste atrocità,
ma allora i satelliti di questo Behemont
compiranno prodigi inf liggendo queste
atrocità. Pensiamo dunque quale tentazione
sarà per l’animo umano quando il corpo
del pio martire sarà sottoposto ai tormenti
mentre il carnefice compirà prodigi davanti
ai suoi pochi. Quale forza non sarà scossa
dal fondo stesso dei pensieri quando chi
tortura con f lagelli risplende di segni prodi-
giosi! C’è dunque morivo di dire: “Drizza la
tua coda come un cedro”, appunto perché
allora sarà alto per la venerazione del prodigio
e durerà per la crudeltà del tormento.
Allora infatti non si erge soltanto
con la potenza, ma si avvale anche dei segni
che ostenta. Per cui Davide dice: “Sta in
agguato in un nascondiglio come un leone
nella sua tana” (Sal 9,30). Al leone basterebbe
la potenza scoperta, anche se non tendesse
insidie; inoltre gli basterebbero le astuzie
occulte, per insinuarsi insidioso, anche se
non fosse leone. Ma siccome questo antico
nemico è scatenato con tutte le sue forze,
ha la licenza di infierire da ogni lato; nella
battaglia contro gli eletti ha la libertà di
usare l’inganno e la forza: la forza mediante
la potenza, l’inganno mediante i prodigi. Non
senza motivo dunque si dice che è leone e
che insidia: insidia con lì apparenza dei
miracoli, leone per la forza secolare (XXXII
24,25)».
N
ell’opera
Behemont il bestione falso

