San Francesco de Geronimo
ella vita di San Francesco de
Geronimo vi è un episodio che
fa riflettere sulla realtà dell’Inferno. Una
pubblica peccatrice, di nome Caterina,
si era spesso burlata delle prediche del
Santo a Napoli, dove egli esercitava il
suo ministero, facendosi gioco delle sue
minacce di castighi, cosi come del dogma
di fede sull’Inferno.
Un giorno mentre era affacciata alla
sua finestra, con in mano il suo liuto,
perse l’equilibrio e cadde nella strada,
rimanendo uccisa sul colpo. Fu raccolto
il cadavere e messo su una barella. Come
in un lampo si sparse per tutta la città la
notizia dell’incidente. Giunta la notizia
anche a San Francesco mentre stava
predicando, si interruppe e disse a quelli
che lo ascoltavano: «Andiamo a vedere!».
Circondato da una grande folla di gente,
si recò nel posto dove la morta giaceva sulla
barella, la prese per mano e incomincio
anche nel dossier della beatificazione.
San Francesco nacque a Grottaglie (Taranto)
il 17 dicembre 1642, primo di undici figli,
di cui tre ecclesiastici, da una famiglia
benestante e di profonda fede cristiana.
All’età di dieci anni circa, venne
affidato a una Congregazione di sacerdoti
dediti all’insegnamento e alle missioni fra
il popolo. A sedici anni gli fu conferita la
prima tonsura su proposta della stessa
Congregazione (1658) e a diciassette
fu ricevuto nel seminario diocesano a
Taranto per continuare i suoi studi. Nel
1665 andò a Napoli, per consiglio dei
suoi stessi maestri, a frequentare i corsi
di diritto civile e canonico, conseguendo
la laurea in tali materie, pare nel 1668,
e in teologia.
Nel 1666 fu ordinato sacerdote e
nel 1670 diventò gesuita non ancora
terminati gli studi teologici. Dal 1671 al
1674 fu inviato missionario nella diocesi
di Lecce.
Una volta ritornato a Napoli per
completare gli studi di teologia, vi rimase
poi per tutta la vita addetto alle missioni
popolari che lo fecero apostolo di Napoli
e che sostituirono le missioni dell’India
o dell’Oriente da lui insistentemente
chieste. Compì la solenne professione
religiosa (8 dicembre 1682) nel pieno
del suo apostolato napoletano, essendo
addetto dal 1676 alla Casa Professa del
Gesù Nuovo. Si dedicò alle missioni al
popolo, che consistevano in prediche da
tenersi nelle piazze e lungo le strade, dove
confluiva più gente nei giorni festivi,
allora piuttosto numerosi. Promosse la
Comunione generale ogni terza domenica
del mese, preparata anch’essa con prediche
all’aperto e cercò di convertire le donne
di strada.
a
pregare e a scongiurarla.
Al terzo scongiuro, mentre le chiedeva:
«Caterina, dove sei adesso?», la morta
si rialzò e rispose con voce fremente di
disperazione: «Nell’inferno!». Poi cadde
su se stessa e rimase distesa sulla barella.
Il fatto avvenne il 4 aprile 1704.
Dopo la morte del Santo, 1’Arcivescovo
di Napoli chiese ai testimoni oculari e
auricolari di testimoniare sotto giuramento.
Erano circa 250 le persone che avevano
assistito alla scena. Questa inchiesta figura
N